Le cellule tiroidee, così come le cellule dei tumori differenziati della tiroide (ad es. i carcinomi papillari e follicolari), esprimono sulla loro membrana una proteina (chiamata simporto sodio-iodio) che si occupa di trasferire all’interno della cellula lo iodio, introdotto con l’alimentazione, indispensabile per la produzione degli ormoni tiroidei.

Lo iodio radioattivo (iodio 131) è un isotopo dello iodio utilizzato in Medicina Nucleare in pazienti selezionati, già sottoposti a intervento chirurgico. Poiché lo iodio radioattivo emette radiazioni ionizzanti (beta e gamma) capaci di uccidere le cellule in cui esso si localizza, in determinati casi può essere somministrato (per via orale) per “bruciare” eventuali cellule (sane o tumorali) rimaste nell’organismo dopo l’intervento.

Non tutti i pazienti sottoposti a intervento per tumore della tiroide devono necessariamente ricevere anche la terapia con lo iodio radioattivo. È indicata solo nei casi di tumore tiroideo avanzato per infiltrazione dei tessuti vicini, metastasi ai linfonodi del collo o agli organi distanti.

Come viene effettuala la terapia con radio-iodio

Terapia radio iodio tumore tiroide

La terapia consiste nell’assunzione per via orale di una o due capsule contenenti lo iodio 131, che viene captato dalle cellule tiroidee residue e attraverso l’emissione di radiazioni ne comporta la distruzione.

Le radiazioni agiscono nel raggio di pochi millimetri, non andando pertanto a colpire altri organi.



Per la terapia con radio-iodio è necessario il ricovero in ospedale, in stanze dedicate all’interno di reparti di Medicina Nucleare. Alcuni pazienti ricevono questa terapia dopo due iniezioni di una molecola (TSH ricombinante) che stimola le cellule tiroidee, aumentando l’efficacia della terapia.

In altri casi invece lo stimolo sulle cellule è ottenuto attraverso la sospensione della terapia sostitutiva (con ormoni tiroidei) in corso.
La decisione viene presa dagli specialisti, sulla base del quadro clinico e dell’esame istologico del paziente. La tiroxina deve essere sospesa almeno 45 giorni prima della procedura. Viene sostituita con la T3 (l’altro ormone prodotto dalla tiroide, ad emivita più breve e che richiede pertanto plurime somministrazioni nell’arco della giornata), che può essere sospesa sette giorni prima della terapia con radio-iodio.

Quali precauzioni bisogna adottare prima e dopo la terapia con radio-iodio?

Prima della terapia viene richiesto al paziente di seguire una dieta povera di iodio (< 50 mcg di iodio al giorno) per circa 2-3 settimane, per aumentare l’avidità delle cellule al substrato. Bisogna evitare di consumare sale arricchito in iodio, prodotti già preparati e salati (ad es. pane, insaccati), pesce e crostacei, latticini e prodotti industriali contenenti latte, soia, tuorlo d’uovo, cibi con coloranti rossi. È importante leggere con attenzione le etichette dei cibi acquistati e preferire i pasti in casa ai ristoranti. Bisogna inoltre prestare attenzione anche ai prodotti per la cura della persona (tinture per capelli, detergenti) e disinfettanti contenenti iodio.

Dopo la procedura, la radioattività viene eliminata attraverso le urine, la saliva e il sudore. Per questo motivo dopo la terapia è richiesta una degenza in ospedale per alcuni giorni, in stanze schermate.

Al rientro a domicilio l’indicazione è di evitare contatti stretti con altre persone per almeno 5 giorni, periodo che può essere prolungato a 8-10 giorni nel caso di bambini e donne in gravidanza.

Viene inoltre raccomandato di dormire in una stanza separata e di utilizzare posate e stoviglie mono-uso (o di lavarle separatamente). È infine molto importante evitare una gravidanza per almeno 6 mesi dalla terapia e interrompere l’allattamento, qualora sia in corso.

Quali sono i rischi della terapia con radio-iodio?

La terapia con radio-iodio è generalmente ben tollerata. Gli effetti collaterali più frequenti sono di lieve entità:
– mal di gola,
– alterazioni del tono della voce,
– alterazioni del gusto,
– secchezza delle fauci,
– disturbi gastrointestinali.

Si tratta di disturbi in genere transitori, molto più raramente permanenti.

I potenziali effetti collaterali gravi dello iodio sono correlati a un ipotetico aumentato rischio di sviluppare neoplasie (in particolare della linea ematopoietica) correlato alla radioattività somministrata, che sembra tuttavia smentito dalla maggior parte degli studi in merito.

Francesca Perticone
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