L’ecografia rappresenta la metodica di scelta per la valutazione dei noduli tiroidei e la stratificazione iniziale del rischio di malignità.

È un esame sensibile, semplice, economico ed affidabile che permette di ottenere delle immagini ad elevata risoluzione.

Ecografia della tiroide

L’esame ecografico consente di documentare le dimensioni della ghiandola, i margini, le caratteristiche del parenchima, il numero, la sede, le dimensioni e le caratteristiche di eventuali noduli.

L’esame del collo deve estendersi alla valutazione delle altre strutture ivi presenti, in particolare i linfonodi.



È fondamentale che l’esame venga eseguito da personale qualificato, con ampia esperienza in patologia della tiroide.

Diversi studi hanno convalidato una serie di caratteristiche ecografiche che risultano associate ad un aumentato rischio di malignità del nodulo tiroideo, specialmente quando compaiono in associazione.

In particolare, i noduli solidi ipoecogeni (“scuri” all’ecografia), con margini irregolari e calcificazioni puntiformi (non “macrocalcificazioni”) presentano un rischio più elevato di malignità.

Esistono sistemi di classificazione del rischio, in grado di identificare le lesioni sospette e meritevoli di accertamento tramite agoaspirato. Si tratta di sistemi classificativi articolati in diverse categorie di rischio sulla base delle caratteristiche ecografiche del nodulo.

Per ogni categoria vi è poi l’indicazione ad eseguire l’agoaspirato sulla base delle dimensioni del nodulo. In alcuni sistemi classificativi per le categorie di rischio basso l’agoaspirato non è indicato a prescindere dalle dimensioni del nodulo, ad eccezione dei casi in cui si verifica una crescita volumetrica nel tempo o compaiono disturbi compressivi.

Francesca Perticone
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